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Panzanella (bread and tomato salad)

(read in Italian)

I really love those recipes in which you can use stuff like stale bread, or overripe bananas, or the leftovers from making your own nut drink – it’s not just a brilliant way to get more creative while cooking but, obviously, it’s also good to reduce the waste. The recipe that you will find below is a perfect example: a traditional Tuscan salad with stale bread and ripe tomatoes… simple and full of flavor! I’ve made it endless times and tried so many variations that I can’t even remember all of them – but for this blog post, I’ve decided to stick with a more classic version. I’ve also decided to suggest you a simple variation with some buffalo mozzarella. Share with me a snap on Instagram if you decide to give it a go, I’d love to see your creations! Chiara x

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Panzanella (bread and tomato salad)

Ingredients
(serves 2-3)

  • 150 g stale sourdough bread*
  • 500 g ripe tomatoes
  • 1 handful of fresh basil
  • 1 1/2 tbsp apple cider vinegar (or wine vinegar)
  • 2 tsp dried thyme
  • 1/2 tsp ground black pepper
  • approx. 2 tbsp extra virgin olive oil
  • a pinch of salt

Chop the stale bread into small chunks (even if you can’t make them too small, it will be fine anyway because it will break into crumbs later on) and in a large bowl mix it with water, vinegar, half of the oil, salt, pepper, and thyme. Mix well with your hands and start to create smaller crumbs, then add the chopped tomatoes and wait at least 10 minutes before serving (in this way the bread will soak better the tomatoes’ juice). Just before serving, add plenty of fresh basil and a little bit of olive oil.

A lovely variation: add 1 buffalo mozzarella (approx. 125 g)

*it doesn’t have to be sourdough, but it’s the option that tastes better. I would also suggest you to choose a whole grain bread.



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Panzanella (insalata con pane e pomodori)

(read in English)

Mi piacciono tantissimo le ricette in cui puoi utilizzare cose come il pane raffermo, o le banane troppo mature, o quello che resta quando fai le bevande vegetali in casa – non è soltanto un bellissimo modo per essere più creativi in cucina, ma è anche ovviamente una maniera per ridurre gli sprechi. La ricetta che troverete qui sotto è un esempio perfetto: un’insalata di pane raffermo e pomodori tipica della Toscana… semplice ma ricca di sapore! Io ormai l’ho preparata talmente tante volte ed ho sperimentato così tante varianti che sarebbe impossibile ricordarle tutte – ma per questo post ho deciso di soffermarmi su una versione un po’ più classica. Condividi una foto con me su Instagram se decidi di provarla, sono sempre curiosa di vedere le vostre creazioni in cucina! Chiara x

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Panzanella (insalata con pane e pomodori)

Ingredienti
(2-3 porzioni)

  • 150 g pane di pasta madre raffermo*
  • 500 g pomodori maturi
  • 1 manciata di basilico fresco
  • 1 1/2 tbsp aceto di mele (o di vino)
  • 2 tsp timo secco
  • 1/2 tsp pepe nero macinato
  • circa 2 tbsp olio extra vergine d’oliva
  • un pizzico di sale

Taglia grossolanamente il pane raffermo (non importa la dimensione esatta dei pezzi, perchè in seguito comunque si sbriciolerà) ed in una ciotola abbastanza capiente mischialo con acqua, aceto, metà del quantitativo indicato di olio, sale, pepe, e timo. Combina il tutto mischiando con le mani e creando dei pezzetti di pane più piccoli, poi aggiungi i pomodori tagliati a pezzetti ed aspetta almeno 10 minuti prima di servire (in questo modo darai un po’ di tempo al pane per inzupparsi con il sugo dei pomodori). Aggiungi il basilico ed un filo d’olio giusto prima di mettere in tavola la Panzanella

Un’ottima variante: aggiungi una mozzarella di bufala (circa 125 g)

*non deve essere per forza di pasta madre, ma è l’opzione che risulta più buona. Ti consiglio anche di scegliere un pane integrale.



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Può arrivare il punto in cui anche la positività diventa troppa?

(read in English)

Tutto il mondo che ruota intorno alle varie sfaccettature del benessere sembra essere immerso in un’ondata di energia positiva – devo dire che questo è decisamente qualcosa che apprezzo, ma riconosco anche che sia importante tracciare dei confini a livello personale, perchè tutta questa positività, ad un certo punto, può inziare ad essere troppa. Bisogna imparare ad affrontare anche gli aspetti negativi delle cose, essere in grado di viverli e, coscientemente, andare avanti – non puoi semplicemente nascondere le cose sotto al tappeto, perchè prima o poi verranno fuori comunque.

Più o meno questo è quello che è accaduto a me di recente, così ho pensato di condividere qualche parola su questa storia perchè potrebbe essere utile per qualcun’altro.

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Io sono il tipo di persona che solitamente pretende tanto da sè stessa – sebbene riesca ad essere abbastanza realistica nei confronti delle altre persone, spesso finisco per avere invece alte aspettative verso di me. Anno dopo anno, ho imparato pian piano a gestire meglio questa cosa, a “lasciar correre” un po’ ogni tanto, a concedermi di fare (o non fare) le cose seguendo i miei tempi, ed a iniziare ad accettare di più le cose per quello che sono – non è facile, ma ne vale la pena.

Lo scorso anno ho subito un’operazione al seno (la seconda nel giro di pochi anni – preoccupante lì per lì, ma nulla di grave) e mi è servito un intero anno per “vivere” veramente quest’esperienza. Tutto è andato alla perfezione, non ho avuto nessuna complicazione dopo l’operazione come era accaduto la prima volta, ed io ero contenta per il fatto di sentirmi così in forma che non ho nemmeno perso giorni di lavoro (complice anche il vantaggio di lavorare da casa!). Sapevo che avrei ricevuto una chiamata per l’operazione, quindi ho avuto tutto il tempo per organizzarmi al meglio: cucinare e congelare cose da mangiare già pronte, assicurarmi che la dispensa fosse piena di tutti gli ingredienti che mi potrebbero essere stati utili, preparare in anticipo materiale per i social media per far andare comunque avanti la mia attività, programmare l’agenda in modo da non avere consulenze nei giorni subito dopo l’operazione, e, soprattutto, fare tantissime raccomandazioni al mio ragazzo sul continuare a mangiare bene, giusto nel caso che qualcosa andasse storto. Inoltre, devo riconoscere che il mio corpo ha davvero collaborato, recuperando in fretta ed al meglio.

“Guardiamo al lato positivo, sono stata così fortunata!” – questo è stato il mio mantra durante lo scorso anno. Non c’è nulla di sbagliato con tutta questa positività, giusto? Pur volendo essere d’accordo su questo punto, la verità è un po’ diversa… in pratica ho deciso di nascondere sotto al tappeto tutte le paure, ansie, preoccupazioni, lacrime, ed ogni altro pensiero negativo. Dovevano tornare a galla ad un certo punto…

Qualche settimana fa, leggendo una serie di cose nemmeno collegate (che parlavano di donne e mentalità/approccio verso sè stessi, ed altre cose invece legate al portare la pratica yoga al di fuori del tappettino – la maggior parte lette sulle pagine Instagram di Nicky Clinch e Kino MacGregor), ho finalmente capito che a volte devi smetterla di voler trovare a tutti costi il lato positivo delle cose e focalizzarti solo su di esso, ma devi semplicemente dare al tuo corpo ed alla tua mente un po’ di tempo per guarire. Questo era il punto mancante nella mia storia.

I miei clienti dicono spesso che apprezzano il mio approccio pieno di positività e quanto esso gli serva come ispirazione, ma è importante anche imparare a delineare qualche confine qui e là. Sì, senza dubbio sono stata fortunata, ho dovuto solo prendere un bello spavento e poi poter tirare un sospiro di sollievo perchè era andato tutto bene, avevo solo un’altra cicatrice – ma dovevo anche rispettare e riconoscere quello che è stato il mio percorso. Nell’ultimo anno, sia a causa di un dolore fastidioso e ricorrente che mi ha accompagnata per gran parte delparecchio tempo, sia per alcuni blocchi “emozionali”, non sono riuscita ad essere costante con la mia pratica yoga come avrei voluto – c’era sempre qualcosa ad un certo punto che mi bloccava, come la paura di ogni piccolo spiraglio che si potesse aprire durante la pratica (era una cosa anche legata a tutte le posizioni che vengono chiamate “heart openers” – se hai un pochino di familiarità con lo yoga, capisci quello che intendo quando parlo di “spiragli”, che non sono qualcosa di fisico ma più a livello di emozioni).. quindi ho iniziato ad evitare alcune posizioni per un po’, ed a volte finivo proprio per evitare tutta la pratica.

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Capisco che per qualcuno questo discorso possa sembrare come una serie di scuse e devo ammettere che per un po’ l’ho pensato anche io – ad un certo punto mi sono convinta di essere semplicemente pigra ed aver iniziato ad inventare scuse di conseguenza… ecco tornato quell’atteggiamento che non mi concede nessun tipo di errore o debolezza! Poi però, ho provato a:

* essere semplicemente più gentile e comprensiva con me stessa
* pensare a quello che avrei detto a qualcuno che si fosse trovato nella mia stessa situazione
* accettare le cose per quello che sono e concedermi un po’ di tempo
* capire che queste non erano scuse, ma una barriera protettiva

Sono stati mesi ricchi di pazienza e comprensione, finchè non ho finalmente capito che era arrivato il momento di cambiare qualcosa. Durante gli ultimi anni ho lavorato tanto su me stessa per cercare di essere più presente e consapevole non solo riguardo l’alimentazione, ma in ogni aspetto della mia vita – il punto è che quando cerchi di evitare o nascondere una parte di quello che provi, non puoi essere del tutto presente e consapevole di quello che succede. Questo non vuole dire escludere a priori un senso di gratitudine o un approccio positivo, ma significa soltanto che hai imparato a rispettare e riconoscere sia gli aspetti positivi che quelli negativi per quello che sono: parte di te.

Capire che dovevo rispettare il mio percorso per quello che è, il mio corpo per essere stato forte, e me stessa per essere stata coraggiosa, mi ha fatto finalmente affrontare tutti gli spiragli che vanno via via aprendosi durante la pratica yoga e mi ha fatto accettare che “sì, sono stata fortunata e le cose sarebbero potute andare peggio, ma questo è il mio percorso, e se ha degli aspetti negativi va bene parlarne (e viverli) ad alta voce”.

Chiara x

Is there a thing like “too much positivity”?

(read in Italian)

I really love the positive energy that there is all around the wellness world but it’s important to learn how to set your own boundaries because even positivity can sometimes start to be overwhelming. You need to learn to face all the negative sides of things as well, be able to live them and consciously move on – you can’t simply sweep things under the carpet, because at some stage they will come up anyway.

This is basically what happened to me recently and I thought that sharing this brief story may be helpful for some of you.

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I am the kind of person that usually pretends a lot from herself – while I tend to be more realistic towards other people, I often have high expectations regarding myself. Year after year, I have slowly learned to let go a little, to allow myself to do (or not do) things at my own pace, and to introduce a certain degree of “acceptance” – not easy, but worth it.

Last year, I had to go through a breast surgery (the second one in a few years time – scary, but nothing to be worried about now) and it took me one whole year to truly “live” the experience. Everything went really smooth, I didn’t have any post-op issue like I had after the first one, and I was delighted with the idea of feeling so good that I didn’t even miss days of work (perks of working from home!). I was expecting a call for the surgery so I had time to organise everything: cook and freeze meals, stock up the kitchen with all the foods that could come in useful, plan social media posts to keep my business running, a schedule with no clients’ appointments for the days right after the surgery, and plenty of recommendations for my boyfriend to keep eating well, just in case something goes wrong. In addition, my body did an amazing job and recovered well and quickly.

“Let’s look at the positive side, I have been so lucky!” – this has been my mantra for the past year. Nothing wrong with all this positivity, right? I would agree with you, but the truth is… I have basically decided to sweep under the carpet all the fear, anxiety, worries, tears, and any other negative thought. They had to come out at some stage…

A few weeks ago, reading things here and there (mainly about women and mindset, and stuff related to the yoga practice outside of the mat – most of them coming from Nicky Clinch and Kino MacGregor Instagram feeds) I have finally realised that sometimes you just need to stop looking for the positive side of things all the time, and simply give your body and mind time to heal. This was the missing point of my story.

Even my clients tell me all the time that they appreciate my positive approach and how I inspire them with it, but you also need to set some realistic boundaries. Yes, I have been lucky, I just had to feel scared and then relieved ’cause everything was fine, I only had another scar – but I needed to honor my journey. During the last year, both a recurrent annoying pain that has been with me for a lot of time and some sort of emotional blockages, didn’t allow me to do my yoga practice as I wanted – at some stage there was always something that stopped me, like a fear of each small “opening” that could occur during the practice (especially anything related to the heart openers – if you are familiar with yoga, you understand what I mean by “openings”, that are not something physical but emotional).. so I have been avoiding specific poses for a while, and sometimes even the entire practice.

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I know that this will sound like a bunch of excuses to some of you, because it has been the same for me as well – at some stage, I though that I was simply being lazy and coming up with any sort of excuses… here comes again the self-judgement that doesn’t allow mistakes or weaknesses! But then, I have tried to:

* simply be kind to myself
* think about what I would have said to somebody else in the same situation
* accept the situation and give myself some time
* understand that these were not excuses, but a defensive barrier

Months full of patience and kindness, until I have realised that it was finally time to change something. During the last years, I have done a lot of work to be more aware around food and regarding each area of my life, but when you try to avoid or hide part of your feelings you can’t be fully aware of what’s actually going on – this doesn’t mean that you can’t be grateful or have a positive mindset, but that you have learned to honor both positive and negative feelings for what they are: part of you.

Realising that I needed to honor my journey for what it is, my body for being strong, and myself for being brave, allowed me to finally face the fears of “openings” during my yoga practice and to accept that “yes, I have been lucky and things could have been worse, but this is my journey, and if has some negative sides, it’s perfectly fine to tell (and live) them out loud”.

Chiara x

Thumbprint Cookies alle Mandorle

(read in English)

Vi ricordate i classici biscotti al burro con la ciliegia candita al centro? Da bambina solitamente mangiavo il biscotto e scartavo la ciliegia – beh, posso dire che questa sia un po’ una versione diversa e aggiornata di quei biscotti, e non c’è nulla da scartare visto che tutti gli ingredienti mi piacciono e sono ottimi! La base è morbida e piena di mandorle, perfetta abbinata alla dolcezza dei lamponi ed alla cioccolata. Ho provato a prepararli anche con anacardi e farina di riso integrale (1:2), in alternativa al mix di mandorle/cocco/avena che trovate nella ricetta – la consistenza è diversa e sono meno morbidi (ricordano più un biscotto classico), ma sono comunque buonissimi!

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Thumbprint Cookies alle Mandorle

Ingredienti

  • 100 g mandorle
  • 60 g farina di cocco
  • 40 g avena in fiocchi
  • 1 cucchiaio di sciroppo di datteri
  • 2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
  • acqua

Avrai anche bisogno di:

  • un po’ di cioccolata fondente 70-85% (1 pezzetto per ogni biscotto) – solitamente metto i pezzi di cioccolata nel freezer per alcuni minuti prima di aggiungerli sui biscotti
  • se non hai nessun tipo di cioccolata in casa, puoi preparare il tuo ripieno usando circa 15 ml di latte o bevanda vegetale, 7 g di burro di cacao, 10 g di cacao in polvere non zuccherato, 1/2 cucchiaino di sciroppo di datteri (sciogli il burro di cacao ed il liquido che hai scelto di usare, poi aggiungi il cacao in polvere e mischia bene)
  • alcuni lamponi, circa 2-3 per ogni biscotto (puoi passarli in padella per circa 1-2 minuti con 1/2 cucchiaino di ghee per ogni piccola manciata di lamponi – questo passaggio torna utile soprattutto se usi lamponi congelati)

Prepara una farina con le mandorle e l’avena usando un frullatore, poi metti questi ingredienti in una ciotola insieme alla farina di cocco, l’olio e lo sciroppo di datteri. Mischia bene ed inizia ad aggiungere l’acqua in piccole parti finchè non inizierà a formarsi un vero e proprio impasto (rimarranno alcune parti spezzettate ma va bene lo stesso). Prepara ogni biscotto con le mani, applicando un po’ di pressione in modo da aiutare gli ingredienti a stare insieme: forma delle palline d’impasto, poi delicatamente appiattiscile e crea la classica cavità al centro che ospiterà cioccolata e lamponi (puoi usare il retro di un cucchiaino o il pollice). Cuoci i biscotti in forno preriscaldato a 180°C per 10 minuti, poi aggiungi la cioccolata e rimetti in forno per alcuni minuti. Solitamente, io aggiungo i lamponi quando i biscotti sono già pronti, ma puoi anche decidere di aggiungere cioccolata e lamponi nello stesso momento. Usando queste quantità dovresti riuscire a fare 15 biscotti.



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INIZIAMO!

 

Almond Thumbprint Cookies

(read in Italian)

Do you remember those classic thumbprint cookies with the candied cherry? As a kid, I was usually eating the cookie and throw away the cherry – well, I can say that this is an upgraded version of those cookies, and I don’t want to throw away any of the ingredients because they are so good! The base is fluffy and full of almonds, perfect match for the sweetness of raspberries and the chocolate. I have also tried them with a mix of cashews and brown rice flour (1:2), as an alternative for the mix of almonds/coconut/oats that you find here – the texture is different and they are less fluffy, but they still taste delicious!

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Almond Thumbprint Cookies

Ingredients

  • 100 g almonds
  • 60 g coconut flour
  • 40 g rolled oats
  • 1 tbsp date syrup
  • 2 tbsp extra virgin olive oil
  • water

You’ll also need:

  • some dark chocolate 70-85% (1 small piece for each cookie) – I place the pieces in the freezer for a few minutes before adding them in the cookies
  • if you don’t have any kind of chocolate, you can quickly make your own filling using approx. 15 ml of milk or any plant-based drink, 7 g of cacao butter, 10 g cacao powder, 1/2 tsp date syrup (melt the cacao butter with the date syrup and liquid of your choice, then stir in the cacao and mix well)
  • some raspberries, approx. 2-3 for each cookie (you can heat them up for approx. 1-2 minutes in a pan with 1/2 tsp of ghee for each small handful of berries – this tip is pretty handy if you are using frozen raspberries)

In a blender, turn your almonds and oats into a flour, then mix these ingredients in a bowl with the coconut flour, the oil, and the date syrup. Mix well and start adding some water in small portions until the different flours start to make a kind of dough (you will still have some crumbles, but it’s fine). Prepare each cookie with your hands, helping the ingredients to stick together: roll the dough into balls, then give them the desired flat shape and gently use your thumb or a teaspoon to create the thumbprint. Bake the cookies in a pre-heated oven at 180°C for 10 minutes, then add the chocolate and bake again for a few minutes. I like to add the raspberries when the cookies are already out from the oven (but you can decide to add chocolate and raspberries at the same time). Using these quantities you should be able to make 15 small cookies.



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I’M READY!